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Joomla 3.9

Joomla 3.9

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Eccolo il tanto atteso aggiornamento del pagerank. Da ieri infatti, 20/01/2011, la barretta verde della Google Toolbar ha iniziato a sballottare i suoi famosi "punti pagerank" di numerosissimi siti. Questo nuovo update, dicono alcuni, è iniziato negli ultimi giorni di dicembre, ma da ieri il numero di pagine web che vedono perdere o guadagnare punti sono tantissime.



Il pagerank di google può essere inteso come un indice di popolarità di un sito web, o meglio, di una pagina web, sulla rete. Anche se, vista la relativa facilità di manipolare il pagerank, è noto da tempo che non sempre un sito web con un pagerank alto è da considerarsi a priori un sito di successo o un sito di qualità ma è sempre un momento importante l'update del Pagerank, perchè fa parlare di se a livello mondiale.

Al momento Joomla Blog è stabile a PR 4, e molte pagine interne si aggirano tra il 3 ed il due. Insomma, non è cambiato granchè dal Dicembre 2009.

Da notare che difficilmente questo update del pagerank porterà miglioramenti rilevanti nei posizionamenti delle pagine del tuo sito... il PR è solo uno dei tantissimi fattori che influiscono nel rank dato ad un website e ultimamente il valore del pagerank sta assumendo sempre meno importanza.

Aggiornamenti incostanti, penalizzazioni presunte, tanta gente che nonostante ci provi non riescono a raggiungere un buon punteggio "oggettivo" visualizzato nella barra di Google contribuiscono a fargli perdere importanza.... ma resta sempre un "dato oggettivo", l'unico che google "comunica" al webmaster....

E' un nuovo servizio quello offerto da Google, che da ieri con uno spot si ripresenta spesso in televisione. Google ricorre dunque alla tv per rendere "cosa cerchi oggi" il più possibile popolare. Bellissimo, e ben fatto, lo spot che racconta "una storia" particolare che trova spunto dalla nascita di un bambino. Google si pubblicizza mostrando diverse ricerche che ruotano sul pre e post nascita di un figlio mettendosi nei panni di un padre che cercando su google trova tutto quello che gli serve..... vi faccio vedere il video...

{youtube}FMngVQ81ZCI{/youtube}

Su youtube c'è la pagina dedicata dove già sono presenti tantissime storie. Riuscirà GG a sfondare con questa nuova invenzione?!?

Google ha ufficialmente acquisito Slide, impresa fondata da Max Levchi qualche anno fa. Per chi non conoscesse Slide.com, è un azienda specializzata nella creazione di Slide con un attinenza particolare al Social Gaming e alla creazione di Gadget per siti web e blog. La notizia dell'acquisizione, secondo TechCrunch, è stata stimanta in 182 milioni di dollari, esborso ben lontano dai 500 milioni di dollari di valutazione che slide.com aveva nel 2008.

Max Levchi si esprime così: "il web parla di persone, e stiamo lavorando per lo sviluppo aperto, trasparente e interessante (e divertente! ) di diversi modi per i nostri utenti di trarre pieno vantaggio da una tecnologia che può far sentire più vicini amici e familiari e fornire informazioni utili solo per loro."

Google dice nell'annuncio scritto da David Glazer nel blog ufficiale dell'azienda: "Slide ha già creato interessanti esperienze sociali per decine di milioni di persone in molte piattaforme, e abbiamo già inserito forti elementi sociali in prodotti quali Gmail, Docs , Blogger, Picasa e YouTube. Slide si unisce a Google, per investire ancora di più nel rendere i servizi di Google più sociali con innovative funzionalità per i nostri utenti sul web."

Un accesso dibattito quello sulla Sandbox di Google. Stiamo parlando di quel filtro che Google impone ad una nostra creatura appena sfornata che, nonostante gli sforzi, non ne vuol sapere di comparire in posizioni ragguardevoli al primo colpo.  Le cause possono essere rintracciate nella cosiddetta SandBox? Non tutti sono d'accordo sull'esistenza di un "limbo provvisorio" che il motore utilizza per misurare la reale consistenza di un nuovo prodotto messo online; altri sostengono che la Sandbox esiste, e colpisca anche siti che sono da tempo online.

Che cos'è la Google Sandbox

Evitare tutte le pratiche Seo che possono causare ad un sito una penalizzazione da Google, o da qualsiasi altro motore di ricerca, a volte non basta per essere tranquilli. Infatti, alcuni siti - attraverso dei loro link involontari (commenti nei post, ad esempio) - ereditano da un altro sito web lo stato di penalizzato o corrono il rischio di cadere nella sandbox di Google.

Molti Seo sostengono che la sandbox di Google non esiste. Infatti, ufficialmente non esiste!! .. ma i sintomi di una sandbox sono molto comuni. Un sito viene memorizzato, ma non indicizzato per mesi e mesi, poi, tutto ad un tratto, apparentemente per nessuna ragione, esso appare nelle serp dei motori.
Il fenomeno sandbox di Google è più comune nei nuovi siti, ma anche ai vecchi siti può succedere di cadere nel limbo che, sin da subito è utile chiarire, ha sintomi molto diversi da una sanzione/penalizzazione di Google.

Ci sono 2 concezioni della sandbox di Google

La Google Sandbox può essere intesa come quel periodo di tempo in cui un nuovo sito deve guadagnare la fiducia agli occhi di Google

In questo periodo Google non indicizza il sito in Serp.
Un nuovo sito web che è stato appena avviato sarà difficile da trovare subito in una ricerca per parole chiave, anche se costruito per essere accessibile, con il codice pulito, potrebbe essere indicizzato in poche settimane, a volte un paio di giorni, ma per un periodo variabile non apparire in determinate ricerche. A meno che il sito non agisca in una nicchia ristretta, è improbabile che sarà collocato al top delle Serp prima di aver ottenuto la fiducia del motore.

La Google Sandbox agisce anche quando un sito relativamente anziano scompare improvvisamente dalle Serps

Se un sito improvvisamente scompare dalle ricerche, perdendo gran parte del suo posizionamento, potrebbe dipendere da una promozione troppo aggressiva nelle prime settimane di vita, o in un lasso di tempo troppo breve. Azioni di link building troppo rapide ottenute grazie a siti irrilevanti o di spam, unita ad una sporadica pubblicazione di nuovi contenuti, è probabile produca un allarme nel motore che per tutelare le proprie serp imponga un periodo di verifica al sito in questione. A volte, la sandbox in questi casi può durare diverse settimane, addirittura anche dei mesi.

Il mio sito è stato penalizzato o è in una sandbox di Google

Vi sono alcune differenza importanti che ci permettono di verificare se il sito è in una sandbox di Google o è penalizzato.

Non apparire con le parole chiavi

Il primo e più evidente indizio di una penalizzazione/sandbox sta nel non apparire in una ricerca per le parole chiave principali. Un evidente calo di posizioni, apparentemente senza motivo, o un netto calo del traffico, sono dei sintomi inquetanti in tal senso. Ma prima di allarmarsi, e cercare di correre ai ripari al primo segnale, è utile sottolineare che non è il caso, ogni giorno, di verificare le proprie posizioni o il traffico, ma di farlo settimanalmente o mensilmente per vedere risultati non ingannevoli.

Non apparire con il nome a dominio

Se il vostro sito non viene visualizzato per il nome di dominio potete scommeterci che non si tratta di sandbox, ma di una vera e propria penalizzazione. A tal proposito, sembra opportuno in questi casi controllare anche il posizionamento in Yahoo e Bing; se in altri motori il vostro sito è ancora in bella mostra, le probabilità che Google abbia penalizzato la vostra creatura sono molto alte.

Per verificare se il vostro sito è in stato di penalizzazione/sandbox, potrebbe essere necessario verificare negli strumenti per i webmaster di Google quante pagine sono state indicizzate e verificare se vi è stato un drastico calo delle stesse nell'ultimo periodo.

Obiettivo di Google è quello di fornire i risultati di ricerca migliori e più pertinenti agli utenti; lo stesso vale per le immagini presenti nel tuo sito. Seguendo le Istruzioni per i webmaster è possibile aumentare la probabilità che le immagini saranno visibili nei risultati di ricerca utilizzando le Sitemaps per dare informazioni aggiuntive al motore.

Infatti, utilizzare ed inserire indicazioni nelle sitemap può aiutare Google a scoprire le immagini che altrimenti non potrebbe trovare (come ad esempio le immagini che sono raggiungibili tramite i moduli in JavaScript).

Tuttavia, Google non garantisce che saranno inserite nell'indice tutte le immagini, o che utilizzerà tutte le informazioni della tua Sitemap. Ma questo non significa che sin da subito non possiamo dedicarci meglio al posizionamento delle immagini che sicuramente, oltre ai ladroni del web, possono anche interessare chi grazie ad esse potrà raggiungere le nostre creature.

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